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  • Immagine del redattoreFabrizio Fiaschi

I perché del vino

Cosa cerchiamo in un bicchiere di vino? Perché uno ci piace, ci appaga, ed un altro invece no?


Il nostro gusto si evolve nel tempo oppure ci piacciono le stesse cose che ci piacevano 20, 30, 40 anni fa? Domande che probabilmente non hanno una sola risposta valida per tutti, ognuno può avere la propria risposta e tutte rimangono ugualmente valide. Ma cerchiamo di dare un senso a tutte queste frasi.


Il vino deve soddisfare varie esigenze, una diversa per ogni individuo con un calice in mano.


I neofiti "absolute beginners" che ordinano il vino che va di moda, cosa chiedono al vino? Piacevolezza immediata, semplicità, facilità di lettura, nessuna sovrastruttura mentale. Ci interessano per la nostra indagine? Certo! Sono i più importanti, innanzitutto sono in gran parte giovani, quindi il bacino d’utenza del futuro e saranno loro a dare le nuove tendenze di consumo; probabilmente qualcuno di questi giovani evolverà il proprio palato e diventerà un consumatore esigente con richieste particolari agli enotecari ed ai ristoratori. Altri rimarranno affezionati al loro bere disimpegnato e con questo invecchieranno.


Ma per un degustatore più evoluto, cosa rappresenta quel calice che tiene in mano con bramosia? Che snasa avidamente dopo averne scrutato ogni sfumatura di colore? Che deglutisce con attenzione affinché le sue papille ne svelino il gusto in ogni più sottile dettaglio? Cosa chiede questo esperto Wine lover al suo calice?

A mio parere le tendenze mentali dei consumatori di vino “esperti” si dividono essenzialmente in due macro gruppi:

1) quelli che cercano la perfezione

2) quelli che cercano l’emozione


La perfezione è, a parer mio, un falso valore. E che sia falso ce lo certificano proprio le guide che dovrebbero essere le bibbie dei degustatori perfezionisti. Di fatto se la perfezione fosse un valore reale basterebbe una sola guida a dare i premi, mentre così ognuna delle mille pubblicazioni premia etichette diverse dalle altre, nessuna coincide nelle graduatorie. Anche per quanto riguarda chi il vino lo produce che senso può avere tentare di fare un vino perfetto? Basta mancare l’obiettivo anche di un millimetro e sarebbe un fallimento, il suo vino si misurerà su quanto è lontano da una ipotetica, fantomatica, perfezione. Chiedete a chiunque quanti vini veramente perfetti abbia bevuto nel corso della sua carriera di assaggiatore. La risposta più corretta sarebbe “nessuno”; io che di vini ne ho sentiti più della media posso dirvi che ne ricordo pochi davvero perfetti: un bordeaux, un Borgogna, un syrah australiano, un brunello. Poca roba.



Se invece si ricerca un’emozione nel proprio calice il discorso si fa assai più complicato. Per cominciare ciò che emoziona me potrebbe benissimo non emozionare nessun altro. Ma questo cosa conta? È il "mio" bicchiere di vino, non è di nessun altro se non mio, e quindi deve emozionare solo me. Se poi il vino che smuove i miei sentimenti, che fa vibrare le mie corde, che mi sfrizzola il velopendulo, presenta qualche lieve problema organolettico e non avrà mai alti punteggi sulle guide blasonate può importare a qualcuno? Direi proprio di no.

Ovvio che un minimo di decenza formale il vino la deve avere, non può proprio essere allo stato brado, completamente lasciato a se stesso, sarebbe come un bambino lasciato da piccolo in un bosco e cresciuto da un branco di lupi, sicuramente bello spontaneo ma certamente con più di un problema a livello sociale.


La mia non vuol essere una esaltazione dei vini difettati, me ne guarderei bene, voglio semplicemente dire due cose, in primis che le guide hanno fatto il loro tempo, almeno per chi frequenta l’ambiente del vino da qualche anno continuare a seguire pedissequamente ciò che dicono le guide equivale a tarpare le ali alla propria sperimentazione sul campo, al gusto della scoperta, alla forza dello stupore.

Chi si affida alle guide per le proprie scelte rimane eternamente un absolute beginner seppure avrà sulle spalle molti anni di degustazioni, non darà mai fiducia realmente al proprio palato, berrà certe cose perché qualcun altro dice che sono buone secondo criteri stabiliti da qualcun altro ancora. Tutti siamo passati da questa fase ma ad un certo punto bisogna sapersene staccare.


Un'altra considerazione la prendo dal mio concetto di “degustazione umanistica” che suggerisce di paragonare sempre il vino a un essere umano. Al vostro migliore amico chiedete di essere una persona perfetta? Oppure vi farebbe piacere che fosse stimolante, ricco di spunti, sorprendente, imprevedibile? Vi aspettate affidabilità e prevedibilità sempre e comunque? Oppure preferite che vi corregga quando sbagliate e che sappia farvi vedere le cose da un punto di vista diverso dal vostro? Deve essere impeccabile, sempre in giacca e cravatta, o magari semplicemente se stesso?

Il vino è il vostro migliore amico.


E qui veniamo ad un altro punto importante: come evolve il gusto di una persona?

Si nasce “imparati” o si costruisce la propria conoscenza calice dopo calice, confrontandosi con altri degustatori o con i produttori, frequentando i vari wine-show? Certo ci vuole una forte dose di autocritica e saper mettere in dubbio ciò che inizialmente erano delle pietre miliari del nostro vino-pensiero ma alla fine la vita è meglio affrontarla con il gusto della scoperta e del dubbio piuttosto che con delle certezze che potrebbero sgretolarsi improvvisamente.



In generale trovo che tutti inizialmente tendono a bere vini più semplici e composti, per poi affrontare nel tempo vini via via più difficili e ostici. Se a un ragazzo di diciotto anni, al suo primo bicchiere, servite una ribolla macerata di Oslavia quello potrebbe essere anche l'ultimo bicchiere di vino della sua vita. Se questo stesso ragazzo si trovasse in mano quel bicchiere dopo qualche anno e dopo numerose esperienze vinose, l’impatto che tale vino avrà su di lui sarà senz’altro diverso. E comunque c’è sempre qualcuno, e non sono pochi, anche tra i degustatori esperti e tra i professionisti, che certi vini non solo non li gradisce ma nemmeno riesce a capire cosa ci si possa trovare di interessante.


Per concludere, il bicchiere che amate sorseggiare dirà molto di voi, della vostra personalità, della vostra apertura mentale, del vostro spirito critico.

Alla salute!

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